Hanno detto di lui

Francesco nottolini pittore

Francesco Nottolini Pittore

E’ stato un vero piacere essere invitato dall’amico Francesco a presentare la sua antologica, allestita nelle sale, a pianoterra dell’antico palazzo ducale dei Da Varano a Camerino. Quale migliore sede per una esposizione d’arte in un edificio nato sotto il segno dell’arte. In quell’occasione introdussi brevemente le opere di Francesco, precisando di essere lontano culturalmente dalle tendenze dell’arte contemporanea, frutto più di elucubrazioni mentali, che prodotto di un lavoro attento e meticoloso. La cosa che mi ha incuriosito nei lavori di Francesco, invece, è stato lo studio che precede ogni sua composizione; ho l’impressione che oggi la preparazione meticolosa che accompagnava le opere fino agli anni cinquanta del novecento scomparsa, l’arte contemporanea è più una questione di cervello che di studio, mentre Francesco prima di iniziare un’opera si documenta, sperimenta poi inizia il lavoro, un po’ come facevano gli apprendisti artigiani all’interno delle botteghe dei loro maestri, una tradizione antica che ha segnato la storia dell’arte. Non ho alcun dubbio nel dire che le opere di questo silente maestro dell’entroterra marchigiano appartenga a questa specifica categoria. Ogni lavoro è preceduto da una precisa documentazione, prima mentale e poi pratica. Dal bozzetto, alle prime avvisaglie di un’opera compiuta, sempre accompagnato da una documentazione letteraria e critica sull’argomento. Dietro i suoi lavori, c’è una lunga preparazione, niente nasce dal nulla, l’idea del genio che crea dal nulla è pura fantasia, neppure tanto romantica, perché lo sanno bene i pittori di quel movimento quanto studio accademico c’era dietro le loro opere, cosi come appare chiara una formazione accademica dietro le opere di Francesco. La sua formazione presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata gli ha offerto la possibilità di cimentarsi in qualsiasi genere pittorico, dalla grafica, incisione inclusa, alle tecniche miste, olio e grafica. Tra le sue opere, l’omaggio a Caravaggio è un insieme di colori, riproposto in versione contemporanea, ma partendo da un dato oggettivo, la materia pittorica caravaggesco , un colore più lombardo, che romano, perché a Francesco interessa più la pittura della periferia che del centro. La sua grande passione per un altro grande maestro del novecento, lombardo anche lui, Morlotti, lo avvicina ancora una volta ai maestri del passato, perché dietro i suoi colori terrosi c’è la lezioni dei lombardi del tardo quattrocento a partire dal Foppa, su su fino a Caravaggio. Tutto questo fa si che le opere di Francesco siano il risultato di un lungo processo di lavoro, che utilizza lo stesso procedimento dei maestri del passato. La sua è una sperimentazione continua, che tocca vari settori, mettendo insieme tecniche e materiali diversi, con ottimi risultati, come sta facendo ultimamente attraverso il recupero di alcune forme di scrittura. Un ultimo suggerimento, un impressione che nasce osservando i suoi lavori sulla natura, quelle geometrie perfette, fatte di tonalità diverse, sono quelle che si vedono stando su un altura e che corrispondono al paesaggio delle Marche, formato dai campi rivoltati dopo l’aratura. Le stesse osservazioni, gli stessi dettagli amava coglierli un altro grande maestro del novecento marchigiano, il fotografo Mario Giacomelli. Sarebbe interessante vedere insieme foto e dipinti, per carpire quante spunti di osservazione ci offre il paesaggio marchigiano, unico nei suoi caratteri. Francesco ama citare spesso gli artisti americani degli anni cinquanta -sessanta, per capire i suoi lavori, ed è vero, ma insieme ad essi, coesiste quel legame, forse, meno evidente perché più sottile e nascosto che lo avvicina idealmente ai maestri della grande tradizione italiana.
Angelo Antonelli

Francesco nottolini pittore
Francesco nottolini pittore
Francesco nottolini pittore
Francesco nottolini pittore

Francesco Nottolini

Epifania del segno

White and Black, una congiunzione ideale e simbolica, tesa a svilupparsi lungo l’asse impercettibile del tempo, in stretta simbiosi con la realtà naturale e le insorgenze emotive e sensoriali che accompagnano l’uomo fin dalle origini. Bianco e Nero: gli opposti s’incontrano, i confini estremi superano ogni antitesi trasmigrando in singolari morfologie capaci di forza vitale e profetica.
E di uno slancio sensibile e intuitivo che sa ascoltare il silenzio, vedere il mistero, esperire l’infinito. In quest’universo mentale e psicologico si cala l’indagine estetica di Francesco Nottolini, pittore e incisore marchigiano, portato per naturale inclinazione a coniugare con viva spontaneità e limpida freschezza espressiva i principi basilari del punto-linea- superficie di kandiskiana memoria. Ne discende un verbo esclusivo e personale che si realizza compiutamente nell’epifania del segno che irrompe fluido sulla superficie del foglio tracciando l’impronta germinante di sensazioni profonde e leggiadre armonie. E come per sortilegio, il colore nero entra in serrato dialogo con il colore bianco del supporto cartaceo, generando visioni multiple e diverse che si svelano nella loro autonoma identità, sia quando l’artista rappresenta un fiore, un frutto, un interno, il paesaggio, sia quando indaga la parte segreta dell’essere, dove danzano i pensieri e i sentimenti. Sono queste motivazioni intime a ispirare le tavole grafiche, percorse da singolari intrecci di forma e scrittura, da simboli e numeri ricorrenti, da mappe, ideogrammi, citazioni d’autore e testi frantumati che hanno il potere di trasformare lo spazio anonimo del foglio in un territorio visivo inatteso, pulsante di verità e di memoria. In quest’anabasi appassionata (La macchina del tempo è un fulgido esempio) il confine tra realtà e irrealtà, tra eterno e caduco diventa imperscrutabile, tanto immenso è il mistero che avvolge la vita. Dal punto di vista meramente stilistico il gesto artistico, limpido e misurato, s’inserisce nel vasto campo delle ricerche verbo-visuali di matrice concretista, concettuale e narrativa sviluppatesi dagli anni Cinquanta in poi in vari paesi. Un ambito questo che Francesco ha imparato a conoscere e sperimentare in Accademia sotto la guida sapiente di Magdalo Mussio, una delle più alte espressioni europee dell’arte concettuale e della “poesia visiva”. L’assidua frequentazione con il maestro ha poi reso ancor più stretta la collaborazione, anche se egli sotto il profilo artistico e ideologico ha sempre mantenuto una precisa autonomia linguistica, ben lontana dalle esplorazioni mussiane sulla vacuità dell’esserci, la memoria del passato non vissuto e una verità altra fatta di silenzio e di niente. Una conferma viene dai lavori grafici di questa serie, caratterizzati dal segno-parola che diventa immagine e testimonianza di un percorso creativo in linea con il sopravvenire delle urgenze mentali e psicologiche. Non mancano tuttavia slittamenti di disegno e scrittura automatici (vedi, Stratificazione) dove il segno sottilissimo produce vortici di linee che lasciano trasparire inquiete forme inconsce e dove le strisce nerastre orizzontali sono attraversate da un’intensa energia interiore che risponde ai vari stati d’animo, come avviene peraltro nei surrealisti. Nelle tavole di Nottolini il bianco e il nero coesistono in una morfologia che sublima la poeticità della scoperta e dell’invenzione. L’idea poi che il bianco sia un colore luminoso ma senza tinta (colore acromatico) e che il nero sia assenza di colori è una verità inconfutabile, tuttavia a nessuno sfugge la specifica funzione dell’uno e l’altro nella percezione diretta della realtà e nella traduzione visiva delle risonanze emotive. Lartista mostra una grande abilità nel coniugare i due “non colori”, il bianco e il nero, e questo gli consente di pervenire a una sintesi formale di ampio respiro, dove gli elementi compositi si armonizzano in una griglia calcolatissima di segni, di linee e di spazi che danno smalto e definizione alle immagini, sia quando la declinazione di Bianco e Nero, White and Black (e della firma d’artista) è reiterata all’infinito, sia quando il segno dà origine a forme geometriche, piccoli squarci di natura (tre alberi, una fila di pini, un casolare, la terracoltivata), uno Scottish Terrier con manto nero e il suo alter ego bianco, come per scandire l’eterno conflitto esistente tra la notte e il giorno, tra il buio e la luce, tra il male e il bene. La sequenza dei disegni (il primo e il quarto appaiono molto surreali con le rotoballe mutate in volti tesi e quasi strappati) termina con una costruzione di scritte “nero-bianco” che da un lato si assottiglia e valica le croci-quadrifoglio, agganciando la sovrastante scansione di “bianco e nero”. Un artificio reiterato che dà tono e definizione alla tavola simbolo dei disegni. A ben vedere il tema del paesaggio non esce mai dalla scena e si sviluppa con un corollario spumeggiante d’immagini, ora rese per astrazione formale, ora espresse secondo canoni figurativi classici. Il segno trasmigra in tratti fluidi e nitidi, esaltando la qualità delle immagini, sempre in perfetto eguilibrio tra la visione razionale e l’emozione lirica. Nottolini disegna minuti squarci di vedute ponendoli in sequenze verticali, a gruppi di tre o quattro, come si trattasse di fotogrammi sulla natura e il territorio. Con tale disposizione si vengono a creare trittici o polittici di paesaggio dove l’immagine è accompagnata da pensieri scritti che invitano al ripensamento del mondo e del modo d’essere, o da citazioni tratte dalle opere di Francesco Petrarca, Galileo Galilei, Jules Renard, Virginia Wolf, Cesare Pavese e altri scrittori. L’artista è affascinato dalle figure dei grandi poeti e pittori, in particolare Victor Hugo e Delacroix, che “sono sempre in anticipo” sulla storia e sul divenire. E mostra la sua sensibilità e la sua partecipazione non solo alla riscoperta della realtà naturale, ma anche alla costruzione di “ipotesi di città”, modulate in senso ascensionale con torri, guglie e terminali che sembrano toccare il cielo, come per captare gli arcani messaggi provenienti dallo spazio e dall’infinito. I motivi architettonici si susseguono in una singolare serie di edifici gotici, borghi medievali, chiese, abazie e antichi monasteri, dove il tempo si è fermato e si respira un’atmosfera trepidante di spiritualità e di elevazione. A corredo dei disegni s’infittiscono le annotazioni sulle origini delle costruzioni, dall’età romanica al periodo longobardo. Le tavole, finemente acquerellate con tonalità di ocra scuro e grigio perla, sono permeate da inserti d’oro e da strisce frastagliate di rosso vermiglio e rosa trasparente. Questo metodo di esecuzione informa e plasma anche La macchina del tempo e l’acquerello-collageI templari. In quest’ultima opera il marrone assume tonalità cromatiche languide che si armonizzano con le pagine increspate e consunte del racconto avventuroso e leggendario sul Santo Gral, le Crociate e i mitici cavalieri ispirati dal monaco cistercense Bernardo di Clairvaux. L’atmosfera di suggestione che permea II segreto dei templari si ricollega per assonanza di stile a Terre celtiche, una tavola magicae misteriosa divisa in due parti: in basso, gigantesche costruzioni monolitiche e pavimentazione con pietre a incastro; in alto, una croce simbolo sovrastante una antica cartografia di Montelago, nell’entroterra maceratese, dove ogni anno si celebra la “Celtic nigth” con suoni, canti e riti folk che rievocano la più ludica e trasgressiva tradizione celtica.La connessione tra segno, forma e scrittura continua a dipanarsi con temi e variazioni che slittano in ambiti surreali e favolistici. Sull’onda della fervida immaginazione l’artista si abbandona dolcemente ai voli spaziali in aerostato (Mongolfiere polittico), ricostruendo i primi modelli sperimentali con la leggerezza di un segno che si tramuta in vivida memoria e fulgida evocazione. Non meno singolare è La favola degli gnomi, tutta incentrata nella visione fantastica di quelle cose “che non avvennero mai, ma sono sempre”, come insegna Sallustio. In grembo alla fiaba segno e parola si fondono nella dimensione di un “altrove” immaginifico e sognante che è riflesso nostalgico dell’infanzia perduta e anelito trepidante di tenerezza e d’amore.II codice grafico di Francesco Nottolini è tutto racchiuso in quest’alveo formale e plastico di realtà e memorie, di emozioni e invenzioni.Il segno, fluido e incisivo, percorre le rotte del tempo e del vissuto, facendo affiorare tra Bianco e Nero la parte segreta dell’essere e del nostro “ragionar con le stelle”.
Alvaro Valentini

Francesco nottolini pittore
Francesco nottolini pittore

Quando la forma si dissolve e rimane il colore

Francesco Nottolini è un giovane artista che con rigore e talento dipinge creando opere di grande intensità e spessore. I paesaggi, la natura, ritratti nelle loro cromie accese e infuocate fanno ricordare le belle vedute marchigiane, con le dolci colline e i campi coltivati di diverso colore. Ma osservando il lavoro di Nottolini ci si accorge di come egli abbia “studiato” i grandi del passato, in particolare Cézanne nel suo ultimo periodo, quando il grande maestro francese dissolveva la forma nel colore dando origine a delle opere a pochi passi dall’espressionismo. Ed è un espressionismo contemporaneo quello che anima il nostro artista che usa colori accesi e decisi nei contrasti, dove abbondano le cosiddette “strisce nere” tanto care al movimento nato in Germania. Sono opere di grande spessore quelle di Nottolini, in cui si rivela l’importanza della manualità, del “fare” artistico, che ritrae la realtà trasfigurandola attraverso le sensazioni, in cui la grande protagonista è la luce che corrode, accende, sfuma e accarezza le forme e i colori, che li rende vivi e palpitanti, come percorsi da un fremito di grande passionalità. Ciò che traspare dalle tele è la passione e l’amore per ciò che circonda l’artista, che lo rende parte di un contesto e dentro la storia. Le sue forme navigano in un mare di colore, di materia, che si addensa o si diluisce a seconda dell’intensità dell’emozione. Infatti la pittura di Nottolini non è solo forma e colore, linea e cerchio, ma anche e soprattutto emozione, sensualità e passione. E’ una via d’uscita dalle brutture della realtà, dalla routine quotidiana che spezza qualunque poesia, diventando un inno alla vita e alla bellezza a cui nessuno può rimanere indifferente. Uno dei primordiali e più potenti mezzi di espressione umana quale è la pittura era e rimane il più grande veicolo di emozioni e testimonianze che l’uomo abbia avuto in tutta la sua storia e, anche oggi nell’era dei potenti media, essa rimane affascinante e misteriosa e i giovani come Nottolini la tengono viva con la loro sensibilità e il loro talento. Franceso Nottolini è autore anche di belle grafiche in bianco e nero, dove vince la poetica del pieno e del vuoto, con un’alternanza quasi musicale di spazi positivi e negativi che concorrono a formare la figura. Gli esseri umani e gli animali, che vengono ritratti, sembrano trattenere la loro vitalità, quasi costretti a comprimerla per farla stare nella tela che animano cosi di un tremito di passione I cavalli, uno dei soggetti preferiti, sembrano meccanici, fatti di ferro, quasi dei robot, tanto la loro anatomia è stata studiata e analizzata nei particolari, come a scoprire da dove venga tanta potenza e tanto coraggio.Questi lavori hanno una fòrza espressiva notevole che cattura la visione e porta a creare una storia per queste figure così tanto protagoniste.
Quello che domina nelle grafiche di Nottolini è la linea curva che sembra racchiudere tutte le forme quasi in un magico cerchio da cui si sprigiona la vita. Ed è la curva che riempie la tela, che forma gli spazi pieni e vuoti, i contrasti, che danno plasticità e vigore.Le figure umane, contrariamente a quelle animali, sono trattate con grande dolcezza e poesia, cosi anche i ritratti, che rivelano una buona dose di ironia.Mentre nella rappresentazione dei cavalli quasi si ode l’eco della “Guemica” di Picasso, nei ritratti e nelle figure umane c’è la dolcezza del poeta la raffinatezza del talento, l’ironia dell’artista.Francesco Nottolini crea degli olii e delle grafiche recuperando il filo conduttore della storia dell’arte, in una ricerca che si evolve seguendo un percorso segnato, senza andare allo sbando o rinnovandosi ad ogni costo. Quello che più si deve ammirare è la coerenza e l’onestà filologica dell’artista che non si sottomette alle mode o, peggio, al mercato, ma crea perché è una necessità intrinseca del suo essere e lo fa con i mezzi della cultura e dello studio costante, senza improvvisazione, ma con metodo e ricerca.Nottolini è un giovane artista che s’ispira ai grandi maestri attraverso il talento e ricordando che è importante sapere dove sono le radici, le origini per poter andare avanti, sempre più in là con la ricerca e la sperimentazione.L’arte contemporanea ha bisogno di artisti giovani e coerenti che, con studio e passione, facciano sperimentazione, per creare finalmente il movimento artistico del secondo millennio, che con molta fatica si sta cercando di individuare tra le tante correnti di pensiero che affollano la contemporaneità.L’arte di Nottolini si rivela, quindi, un importante tassello per la costruzione di un nuovo modo di creare, sintonizzato con l’età contemporanea nella continua ricerca della migliore espressione.
Noemi Gambini

Francesco nottolini pittore

L’emozione in immagine

Creare per ogni emozione derivante dalla visione del reale un corrispettivo grafico o pittorico: è questa la passione di Francesco Nottolini, una passione che con l’andare del tempo e il maturare deiresperienza si è consolidata in autentica vocazione artistica. Alla base un’esigenza, che è poi quella fondamentale dell’arte: di trasfigurazione della realtà, di elaborazione concettuale e poetica di essa, di condivisione deH’emozione che deriva dal viverla. Ragioni, tutte, che hanno stretta relazione con l’interiorità e che appaiono nel caso specifico particolarmente sollecitate da un desiderio di perpetuazione e di memoria. Una notevole esperienza grafica e pittorica, maturata “nel fare” e assistita oltre tutto da una serio tirocinio teorico e accademico, permette a Francesco Nottolini di conseguire l’obiettivo artistico con una compiutezza formale tale da far apparire l’immagine prodotta come creazione autonoma, svincolata quasi dalla situazione che ne è stata origine. La trasfigurazione a cui la realtà è assoggettata risente di un così notevole affinamento visiva da configurarsi in esso: è la sensazione che spontaneamente si prova osservando diversi lavori di Nottolini. Ma, naturalmente, la constatazione è di massima e non intende ridurre il fenomeno creativo al solo aspetto formale, né sminuirne il fondamento poetico, dal momento che ogni immagine, poi, si dimostra efficace anche sotto il profilo dell’espressività. Nottolini usa il colore e lo stesso “bianco/nero” come un alchimista di antica tradizione, per trame preziosità, che immancabilmente si traducono in sensazioni. Il taglio grafico e la composizione sono sempre studiati per un risultato di sintesi capace di intensificare i tempi ed i modi della fruizione, “guidando” l’attenzione nel senso desiderato. Tra le varie tematiche trattate, per frequenza ed impegno rappresentativo si evidenzia “il viaggio”. Il colore ed il segno, nelle opere di Nottolini che riguardano il suo itinerare diventano strumenti di evocazione e di ricordo. Le sue “mete” potrebbero essere situazioni e personaggi ma più spesso si configurano come “luoghi”. Basta scorrere alcuni titoli per rendersene conto: “Venti di oriente”, “Metropolis”, “Spagna”, “Sicilia”, “La grande montagna”, ecc.: il paesaggio è di certo l’elemento che più di ogni altro eccita l’animo di Nottolini all’espressività e al ricordo. Un paesaggio, quello che ne deriva, in cui il dato naturalistico è solo uno stimolo di partenza, nel senso che poi si anima e si trasforma sotto un profilo dinamico e concettuale convertendosi in “immagine”. E si individua, attraverso il rincorrersi delle linee e delle geometrie, una sorta di stratificazione prospettica che nel suo virtuale dinamismo richiama anche il passaggio di stagioni e di ere. L’aspetto temporale si identifica spesso con una trascrizione spaziale stratificata che dà luogo a un “composto” ove, più che l’emozione diretta hanno buon gioco il ricordo e l’evocazione di una storia. Naturalmente nel coacervo delle sensazioni trovano posto anche ricordi personali ed annotazioni che si propongono come diario. Altre volte sono oggetti e cose, le cosiddette “nature morte”, a suscitare in Nottolini un’esigenza riflessiva, come “pause” che più esplicitamente richiamano un desiderio intmistico di poesia. In sintesi si può dire che il racconto in immagini che Nottolini ci offre è inconcluso e “in itinere”, ma gli strumenti di cui egli dispone, uniti naturalmente a una notevole sensibilità, garantiscono un risultato artistico già ben evidente e destinato, questo l’augurio, ad accrescersi nel tempo.
Lucio Del Gobbo

Francesco nottolini pittore
Francesco nottolini pittore

“Dipingere serve per se stessi…”

Il senso del paesaggio nasce con la pittura, ma con un tipo di pittura che cerca di rispondere sempre più ad esigenze private di comprensione e memorizzazione delle esperienze vissute. Il paesaggio é l’equivalente dell’inquadratura con la quale selezioniamo una porzione di natura per isolarla da un contesto generale, indefinibile. E’ il modo per dare confini allo sconfinato e quindi, in fondo, è un dispositivo per vedere. Vedere, appunto, perché se lo sconfinato, l’estensione impercepibile dall’occhio è la causa della sofferenza mista ad attrazione per l’infinito, al contrario una porzione limitata di spazio vorrebbe appagare il desiderio di infinito nelle dimensioni dell’inquadratura. Allora è più che mai indicativo ciò che Francesco Nottolini dice della pittura e cioè che “dipingere serve per se stessi…”. Dipingere paesaggi (ma non solo) serve soprattutto per vedersi ancora in un luogo, per poterlo ancora abitare, per fissarne la memoria, ovvero per circoscrivere -di nuovo- una porzione limitata di tempo nello scorrere infinito degli eventi. E’ facile dunque riscontare un’affinità sostanziale tra questa intenzionalità del dipingere e il fotografare, al di là delle ovvie differenze linguistiche. Cioè tra il circoscrivere emozioni personali attraverso il mezzo fotografico che trasforma la “pelle” delle cose in icone di un’ esperienza (la foto di viaggio, per esempio) e la pittura che costruisce queste icone con l’intento di dare alle emozioni la continuità e la consistenza di cose ancora vive. La veduta, allora, che è nata da una costola della tradizione paesaggistica, insieme al gusto per il viaggio e per la scoperta, al desiderio di archiviare le proprie esperienze di viaggiatori, continua in queste memorie di Nottolini di frammenti di paesaggio, di sensazioni meteorologiche, di costruzioni tendenti a mettere insieme stimoli che gli derivano, ad esempio, dall’incontro all’orizzonte, tra un cumulo di nuvole e la squadratura di un campo coltivato. Il pittore assembla questi stimoli più che costruirli, come se le immagini incamerate fossero appunti di una memoria privata, prima che il tutto scompaia, per sempre. E’ proprio questa forse la caratteristica delle opere di Nottolini: situarsi in una zona intermedia tra la ricerca della struttura ‘delle sensazioni e la presenza di un piacere personale non riducibile a pura ricerca di strutture compositive, di percezioni stabili. Caratteristica che rende attuale l’utilizzo del mezzo dell’arte pur nell’uso di evidenti richiami alla tradizione moderna del senso della natura: Cézanne all’Espressionismo, a Klee (soprattutto). La freschezza del dato personale, persino l’aneddoto autobiografico, decantano questi riferimenti storici che ormai non possono essere altro che memoria incamerata, collettiva e lontana: Storia. L’utilizzo frequente di tecniche e materiali come la matita o l’inchiostro su carta, l’agilità dei formati, sul prototipo della pagina, sono pertanto quei mezzi la cui “leggerezza” é necessaria per rendere memorie effimere come il volo di un aquilone o un piccolo dettaglio cromatico che infrange la mole massiccia di una grande montagna, o segni-scritture che trasformano il senso proprio delle radici degli alberi nel valore personale dei ricordi. Modi appunto per transitare dalla ricerca di strutture compositive rigorose, al valore “epigrammatico” di appunti di viaggio, di “disegni” per un taccuino della memoria. I ricordi -se vogliamo usare questa propensione dello spirito come una delle possibili chiavi di lettura di questi lavori – sono infatti sensazioni che durano, che si attardano, ancora per un pò negli occhi o sulla pelle, che permangono nei profumi, mantenendo però una vocazione naturale per la dissolvenza. Forse per questo i bordi delle composizioni circoscrivono, ancora per una volta, un paesaggio- memoria ma lasciando che i limiti siano “trasparenti”, sempre aperti, perché tutto possa – scorrendo – apparire e svanire, come é naturale che sia.
Prof. Franco Speroni
Docente Storia dell’Arte Accademia Belle Arti Macerata

Francesco nottolini pittore
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